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Suolo e asparago

Fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo dagli egizi e in Asia Minore 2000 anni fa, così come in Spagna. I Romani già dal 200 a.c. ne esponevano minuziosamente la coltivazione in forma scritta. Il termine “asparago” o “asparagio” deriva dal greco “aspharagos”, e ancora dal persiano“asparag”, ossia “germoglio”. Può designare sia l'intera pianta che i germogli della pianta “Asparagus officinalis”. 
 

L'asparago ha ottime proprietà officinali. Piacevole di gusto e utilizzato in diverse ricette italiane è una coltura che richiede terreni idonei per il suo sviluppo e una attenta e specializzata gestione agronomica. E' infatti  importante gestire bene già da subito un nuovo impianto, con scelta delle varietà e dei terreni idonei in quanto un'"asparagiaia" può durare anche una decina anni.
 Lo Studio delle potenzialità produttive dei suoli per la crescita dell’asparago sono state affrontate in uno specifico progetto realizzato dall’Azienda Sperimentale Marani di Ravenna, con la collaborazione di I.TER, grazie al contributo del GAL Delta 2000 di Ferrara. Il lavoro svolto è consistito nella definizione di uno schema di valutazione per la crescita di asparago realizzato collegialmente con tecnici e sperimentatori esperti della coltura. 
La Carta dei suoli in scala 1:50.000 e il Catalogo dei suoli della pianura emiliano-romagnola hanno costituito la base informativa anche per la realizzazione delle Carte della vocazionalità delle Terre alla produzione di asparago. 
Da tali studi derivano alcune considerazioni sulla gestione agronomica dei suoli in funzione della crescita.
In particolare, si è riscontrata l'assenza di limitazioni pedologiche nella zona delle "Terre sabbiose della Pianura Costiera", dove esistono vaste superficie coltivate ad asparago con ottime rese. La coltivazioni di tale coltura è diffusa anche nelle Terre con orizzoni torbosi della Pianura Deltizia (Mezzano), ove si ottengono ottimi risultati qualitativi. Un tempo venivano coltivate ad asparago anche le Terre del Fiume Po e del Dosso del Reno (fascia dei suoli, a tessitura grossolana da Berra a Serravalle) ove si ottenevano produzioni ottime per qualità e quantità, ma per cause socio-economiche (invecchiamento della popolazione agricola e piccole superfici aziendali) le coltivazioni sono pressoché scomparse. 
 

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