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Suolo e salinità

La Comunicazione COM(2006) adottata dalla Commissione Europea individua nella salinizzazione una delle minacce sulle funzioni del suolo. Questo rischio, combinato ad altri  -erosione, diminuzione di materia organica, contaminazione locale e diffusa, impermeabilizzazione, compattazione, diminuzione della biodiversità, frane e alluvioni- può determinare condizioni aride o subaride che possono portare alla desertificazione. 

Quando i suoli diventano salini, mettono a rischio la loro fertilità. La salinizzazione rallenta la crescita delle piante, in quanto limita la loro capacita di rifornirsi d'acqua, provoca squilibri nutrizionali e induce fenomeni di tossicità.
Lo studio della presenza di salinità nel suolo, nelle acque irrigue e di falda ipodermica, consente di individuare le aree in cui esiste un potenziale rischio di salinizzazione e di conseguenza di degrado, con ricadute sulle produzioni agricole tipicamente coltivate nelle aree interessate.
Attraverso adeguate tecniche di gestione, irrigue e idrauliche, si può proteggere il suolo dal potenziale rischio di salinizzazione e, di conseguenza, contenere il decremento delle produzioni. 
E' anche risaputo che sebbene la salinità possa portare a cali di produzione, può anche favorire un aumento di qualità del prodotto. Ad esempio, i tecnici segnalano che il pomodoro coltivato nei suoli torbosi da leggermente a moderatamente salini delle Valli del Mezzano, nel ferrarese, ha una produzione mediamente più bassa ma con colore e grado zuccherino (Brix) mediamente maggiore.


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