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Suolo e pomodoro

Il pomodoro, simbolo del made in Italy, è tutt'altro che indigeno. Nativo delle americhe,  era parte integrante della cucina azteca, che lo chiamava "xitomatl". Il termine "tomatl" indicava vari frutti simili fra loro, in genere sugosi. La data del suo arrivo in Europa è il 1540 quando lo spagnolo Cortés ne portò gli esemplari.
 

Il pomodoro giunge in Italia nel 1596, ma solo più tardi, trovando condizioni climatiche favorevoli nel sud del paese, si ha il viraggio del suo colore dall'originario e caratteristico colore oro, che diede appunto il nome alla pianta, all'attuale rosso, grazie a selezioni e innesti successivi.
Come riscontrato nelle esperienze che riguardano altri prodotti quali vite, vino e anguria di Reggio Emilia, anche il pomodoro può essere valorizzato legandolo agli ambienti di coltivazione e favorendo la diffusione di buone tecniche di produzione. Il risultato: un prodotto con caratteristiche proprie di qualità organolettica e di distinguibilità.
A partire dalla Carta dei suoli in scala 1:50.000, il lavoro interdisciplinare tra tecnici agronomi e i pedologi di I.TER ha consentito, grazie ad uno schema di valutazione delle limitazioni pedologiche alla crescita del pomodoro, la redazione della “Carta delle Terre del pomodoro”. Essa rappresenta una sintesi descrittiva della gestione agronomica e delle relative potenzialità quali-quantitative dei principali ambienti pedoclimatici, definiti appunto “Terre”.


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